Le startup innovative sono società di capitali giovani, con un contenuto tecnologico dichiarato e verificabile, che la legge italiana tratta in modo diverso da qualsiasi altra impresa: meno costi di avvio, regole societarie più flessibili, incentivi fiscali per chi investe e una procedura più rapida se il progetto non decolla. Il punto è che lo status non si ottiene con una dichiarazione di intenti. Si ottiene rispettando requisiti precisi, che la Legge annuale concorrenza 2023 (L. 193/2024) ha reso più selettivi, e si mantiene solo dimostrando ogni anno di averli ancora. In questa guida trovi cosa serve oggi per iscriversi, quanto dura lo status, quali vantaggi porta davvero e dove si sbaglia più spesso.
Cosa sono le startup innovative secondo la legge
La disciplina nasce con l’articolo 25 del D.L. 179/2012, il cosiddetto Startup Act, ed è stata ritoccata più volte. L’obiettivo del legislatore era chiaro: favorire la nascita di imprese ad alto contenuto tecnologico, capaci di crescere in fretta e di attrarre capitale di rischio. Per questo la norma non guarda al settore in cui operi (puoi essere nel fintech, nel medicale, nell’agritech o nel software), ma al modo in cui fai impresa: quanto investi in ricerca, chi lavora con te, cosa hai brevettato o registrato.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy descrive la startup innovativa come un’impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico e con forti potenzialità di crescita, e la considera uno dei punti chiave della politica industriale del Paese. Tradotto in pratica: chi si iscrive nella sezione speciale del Registro delle imprese entra in un regime di favore, ma accetta anche un livello di controllo più alto rispetto a una normale srl.
Una precisazione utile fin da subito. Startup innovativa non è sinonimo di “società appena aperta”. Molte giovani imprese non hanno i requisiti, e non c’è nulla di male: semplicemente seguono le regole ordinarie. Se stai ancora valutando la forma giuridica e i primi passi, può esserti utile la nostra guida su come creare una startup dall’idea alla società.
I requisiti per essere una startup innovativa nel 2026
I requisiti si dividono in due gruppi. Quelli del primo gruppo vanno rispettati tutti, sempre. Del secondo gruppo ne basta uno.
I requisiti obbligatori
- essere una società di capitali, anche in forma cooperativa, con azioni o quote non quotate su un mercato regolamentato (quindi srl, srl semplificata, spa, sapa, cooperativa);
- essere una micro, piccola o media impresa secondo la definizione europea;
- avere sede in Italia, oppure in un altro Stato UE o dello Spazio economico europeo purché con una sede produttiva o una filiale in Italia;
- dal secondo anno di attività, avere un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro;
- non distribuire utili, né averne distribuiti;
- avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
- non essere nata da fusione, scissione o cessione di azienda o di ramo d’azienda;
- non svolgere in via prevalente attività di agenzia o di consulenza, novità introdotta dalla L. 193/2024.
L’ultimo punto merita attenzione. Fino al 2024 non erano rare società di consulenza con un’etichetta tecnologica iscritte nella sezione speciale. Oggi, se il cuore del fatturato è consulenza o intermediazione, lo status non spetta. Chi sviluppa un software e affianca qualche servizio consulenziale deve quindi documentare che la parte di prodotto è quella prevalente.
I requisiti di innovatività (almeno uno)
Il secondo gruppo è quello che dimostra, numeri alla mano, che l’innovazione è reale:
- spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% del maggiore tra costo e valore totale della produzione;
- personale qualificato: almeno un terzo della forza lavoro composto da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno due terzi da laureati magistrali;
- proprietà intellettuale: titolarità, deposito o licenza di almeno un brevetto, oppure titolarità di un software registrato.
Nella nostra pratica il criterio più usato dalle società appena costituite è il terzo, perché il software registrato è alla portata di chi sviluppa una piattaforma o un’app. Il criterio delle spese in R&S, invece, richiede una contabilità ordinata fin dal primo giorno: le spese vanno identificate, documentate e riportate in nota integrativa. Chi lo scopre a fine esercizio di solito ha già perso metà delle pezze d’appoggio. Le modifiche ai requisiti degli ultimi anni le abbiamo seguite anche nell’approfondimento su come sono cambiati i requisiti della startup innovativa.
Quanto dura lo status e come si proroga
Qui la L. 193/2024 ha cambiato le carte in tavola. L’iscrizione nella sezione speciale è possibile per le società costituite da non più di 60 mesi, ma la permanenza non è più automaticamente quinquennale.
- Periodo base di 3 anni: è la durata ordinaria dello status.
- Proroga fino a 5 anni: si ottiene se, al termine del triennio, la società raggiunge almeno uno dei requisiti di crescita previsti. Tra questi: un aumento di ricavi o occupazione superiore al 50% tra secondo e terzo anno, spese in R&S portate al 25%, contratti di sperimentazione con la pubblica amministrazione o con grandi imprese, una riserva patrimoniale oltre 50.000 euro legata a un finanziamento qualificato, l’ottenimento di un brevetto.
- Fase di scale-up fino a 9 anni complessivi: riservata alle società che chiudono un aumento di capitale superiore a 1 milione di euro sottoscritto da un OICR oppure registrano una crescita dei ricavi superiore al 100% annuo.
Questo significa che la startup innovativa, oggi, deve ragionare con un orizzonte di tre anni e pianificare in anticipo quale “cancello” di crescita punta a superare. Il dettaglio aggiornato dei requisiti e dei regimi transitori per le società già iscritte è riepilogato nella pagina del MIMIT dedicata alla normativa dello Startup Act.
Le agevolazioni per la società
Vale la pena distinguere tra i vantaggi che riguardano la startup e quelli che riguardano chi ci investe. Partiamo dalla società.
- Costi di avvio ridotti: esonero dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria per gli adempimenti al Registro delle imprese, e dal diritto annuale camerale.
- Deroghe al diritto societario: la srl può creare categorie di quote con diritti diversi, offrire quote al pubblico tramite portali di crowdfunding, effettuare operazioni sulle proprie partecipazioni. Sono strumenti pensati per chi deve far entrare investitori senza trasformarsi in spa.
- Perdite: termini più lunghi per ripianare le perdite che riducono il capitale.
- Remunerazione con strumenti partecipativi: il cosiddetto work for equity permette di pagare amministratori, dipendenti, collaboratori e consulenti con quote, azioni o strumenti finanziari, con un regime fiscale e contributivo di favore sul valore assegnato.
- Lavoro: maggiore flessibilità nei contratti a tempo determinato.
- Credito: accesso semplificato e gratuito al Fondo di garanzia per le PMI.
- Crediti IVA: esonero dal visto di conformità per compensare crediti IVA entro soglie più alte.
- Fail fast: in caso di insuccesso, accesso a procedure più rapide e meno penalizzanti rispetto a quelle ordinarie.
Il work for equity, in particolare, è lo strumento che più di altri cambia la vita di una startup nei primi anni, quando la cassa è poca e le persone giuste costano. Richiede però un regolamento scritto bene e una valutazione coerente delle quote assegnate: è uno dei temi su cui un commercialista specializzato in start up fa la differenza.
Gli incentivi fiscali per chi investe
Il motivo per cui molti business angel chiedono per prima cosa “sei iscritta come startup innovativa?” è fiscale. Chi investe nel capitale di una startup innovativa ha diritto a:
- persone fisiche: detrazione IRPEF del 30% dell’importo investito, fino a un investimento massimo di 1 milione di euro per periodo d’imposta, con obbligo di mantenere la partecipazione per almeno tre anni;
- regime “de minimis”: in alternativa, detrazione IRPEF maggiorata, portata al 65% dal 2025, su investimenti fino a 100.000 euro annui, sempre con vincolo di mantenimento triennale e nei limiti degli aiuti de minimis della società;
- società: deduzione dal reddito imponibile IRES del 30% dell’investimento, fino a 1,8 milioni di euro, con mantenimento triennale.
Una novità spesso trascurata è arrivata con la L. 162/2024: se la detrazione supera l’imposta lorda dell’investitore, l’eccedenza si trasforma in credito d’imposta utilizzabile negli anni successivi. Prima quella parte andava semplicemente persa, e questo scoraggiava proprio i piccoli investitori con redditi contenuti. Sul tema abbiamo scritto in modo più esteso nella pagina su come investire in startup innovative e nell’approfondimento sulle nuove agevolazioni fiscali per chi investe in startup.
Attenzione a un dettaglio operativo. Le agevolazioni per gli investitori passano da certificazioni e comunicazioni della startup: se la società non rilascia la documentazione corretta, l’investitore rischia di vedersi contestata la detrazione. È un aspetto che conviene impostare prima del round, non dopo.
Come si iscrive una startup innovativa, passo per passo
La procedura è meno complessa di quanto si pensi, ma ogni passaggio lascia una traccia che verrà controllata.
- Costituzione della società con atto notarile, con un oggetto sociale scritto in modo coerente con l’attività innovativa. Un oggetto sociale generico è il primo motivo di problemi.
- Autocertificazione dei requisiti da parte del legale rappresentante, con l’indicazione del requisito di innovatività scelto.
- Iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese tramite pratica telematica alla Camera di commercio, accompagnata dalle informazioni richieste su soci, attività, spese in R&S, personale e proprietà intellettuale.
- Aggiornamento periodico: ogni anno, entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, il legale rappresentante conferma il mantenimento dei requisiti e aggiorna le informazioni.
La sezione del Registro imprese dedicata alle start-up innovative raccoglie guide e modulistica aggiornata. La conferma annuale è il passaggio che più spesso viene dimenticato. E non è una formalità: chi la salta viene cancellato dalla sezione speciale e perde i benefici.
Gli errori che fanno perdere lo status
Dopo oltre dieci anni a fianco di founder e investitori, gli errori che vediamo più spesso sono sempre gli stessi. Un caso tipico: una società del settore software si iscrive con il requisito delle spese in R&S, cresce, assume due commerciali e un account, e al terzo anno si accorge che la percentuale di spese in ricerca è scesa sotto la soglia. Nessuno aveva monitorato il dato durante l’anno.
- requisito di innovatività scelto senza verificare se è sostenibile nel tempo;
- spese in R&S non tracciate con centri di costo dedicati;
- distribuzione di utili, anche in forma indiretta, che fa decadere lo status;
- attività di consulenza diventata prevalente senza accorgersene;
- dichiarazione annuale di mantenimento non depositata nei termini;
- assenza di un piano per superare i requisiti di crescita entro il terzo anno.
La perdita dello status non è una sanzione, ma fa venire meno i benefici per il futuro e può creare problemi agli investitori che hanno già usato le detrazioni. Per questo la regola che diamo ai nostri clienti è semplice: il controllo dei requisiti si fa ogni trimestre, non una volta l’anno.
Startup innovativa, PMI innovativa o srl ordinaria: come scegliere
Non tutte le giovani imprese devono puntare allo status di startup innovativa. Se l’attività è prevalentemente consulenziale, se il modello di business non richiede capitale di rischio o se non c’è un reale investimento in tecnologia, una srl ordinaria resta la scelta più lineare. Per le imprese che hanno superato la fase iniziale ma mantengono un profilo innovativo esiste invece la PMI innovativa, con requisiti diversi e alcune agevolazioni analoghe.
La domanda da farsi è: lo status mi serve per raccogliere capitale, per pagare le persone in equity o per ridurre i costi dei primi anni? Se la risposta è sì ad almeno una delle tre, vale la pena strutturarsi fin dall’atto costitutivo. Se è no, meglio evitare un regime che comporta adempimenti e controlli aggiuntivi. Anche le forme di raccolta vanno pensate insieme: l’equity crowdfunding e il business plan sono due tasselli che nascono meglio se costruiti insieme allo statuto.
Riepilogo dei punti chiave
Le startup innovative sono società di capitali non quotate, costituite da non più di 60 mesi, che sviluppano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, non distribuiscono utili, hanno un valore della produzione entro 5 milioni di euro dal secondo anno e, dopo la L. 193/2024, non svolgono in via prevalente attività di consulenza o agenzia. Devono rispettare almeno un requisito di innovatività: spese in R&S pari al 15%, personale altamente qualificato oppure un brevetto o software registrato. Lo status dura 3 anni, si proroga fino a 5 al raggiungimento di requisiti di crescita e fino a 9 nella fase di scale-up. I vantaggi riguardano la società (esoneri camerali, deroghe societarie, work for equity, Fondo di garanzia, procedura fail fast) e gli investitori (detrazione IRPEF 30% o 65% in regime de minimis, deduzione IRES 30%). Lo status va confermato ogni anno con la dichiarazione di mantenimento dei requisiti.
Domande frequenti sulle startup innovative
Quanto dura lo status di startup innovativa?
Dopo la L. 193/2024 lo status dura 3 anni. Può essere prorogato fino a 5 anni se la società raggiunge almeno un requisito di crescita (ad esempio ricavi o occupazione in aumento oltre il 50%, spese in R&S al 25%, un brevetto) e fino a 9 anni complessivi nella fase di scale-up, con un aumento di capitale superiore a 1 milione di euro da parte di un OICR o una crescita dei ricavi oltre il 100% annuo.
Una srl semplificata può essere una startup innovativa?
Sì. Il requisito è essere una società di capitali con quote non quotate, quindi anche la srl semplificata può iscriversi nella sezione speciale, a condizione di rispettare tutti gli altri requisiti obbligatori e almeno uno dei requisiti di innovatività.
Una società di consulenza può iscriversi come startup innovativa?
Non se la consulenza o l’attività di agenzia sono prevalenti. La L. 193/2024 ha escluso espressamente queste società. Una startup che sviluppa un prodotto tecnologico può offrire anche servizi accessori, ma deve poter dimostrare che il prodotto innovativo resta l’attività principale.
Quali sono le agevolazioni fiscali per chi investe in una startup innovativa?
Le persone fisiche possono detrarre dall’IRPEF il 30% dell’investimento fino a 1 milione di euro annui, oppure il 65% in regime de minimis su investimenti fino a 100.000 euro annui. Le società possono dedurre dal reddito IRES il 30% dell’investimento fino a 1,8 milioni di euro. In tutti i casi la partecipazione va mantenuta per almeno tre anni.
Cosa succede se la startup innovativa perde i requisiti?
La società viene cancellata dalla sezione speciale del Registro delle imprese e perde le agevolazioni da quel momento, ma resta iscritta nella sezione ordinaria e continua a operare normalmente. Occorre però verificare gli effetti sugli investitori che hanno fruito delle detrazioni e sugli strumenti di work for equity già assegnati.
Entro quando va confermato ogni anno lo status di startup innovativa?
Il legale rappresentante deve attestare il mantenimento dei requisiti entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, aggiornando le informazioni depositate nel Registro delle imprese. Senza questa conferma la società viene cancellata dalla sezione speciale.
Da dove partire se vuoi iscrivere la tua startup
Lo status di startup innovativa è uno strumento potente, ma funziona solo se viene costruito sui numeri reali dell’impresa: un oggetto sociale scritto bene, un requisito di innovatività sostenibile per almeno tre anni, una contabilità che separa le spese di ricerca e un piano per superare i requisiti di crescita. Le norme cambiano spesso, e quelle citate in questa guida sono aggiornate a settembre 2026: prima di ogni decisione conviene verificarle sul caso concreto. Se vuoi capire se la tua società ha i requisiti, o come mantenerli, trovi i nostri riferimenti nelle sedi di Chiavari, Genova e Milano.
Richiedi consulenza: parla con lo studio del Dott. Giacomo Goria per impostare o verificare lo status della tua startup innovativa.


