crowdfunding startup — Giacomo Goria

Crowdfunding per startup: regole, preparazione e fisco della raccolta

Il crowdfunding per startup è diventato, in pochi anni, uno dei canali più usati dalle giovani imprese italiane per raccogliere i primi capitali senza passare dalla banca e senza aspettare un fondo di venture capital. Funziona perché mette in contatto diretto chi ha un progetto con centinaia di piccoli investitori, attraverso piattaforme autorizzate. Ma una campagna riuscita non nasce dal video di presentazione: nasce da un lavoro preparatorio su valutazione, statuto, numeri e fiscalità che si fa settimane prima del lancio. Questa guida è scritta dal punto di vista del founder: quali forme di crowdfunding esistono, quali regole valgono dopo il Regolamento europeo, come si prepara la raccolta e cosa cambia dopo, quando i soci diventano duecento.

Cos’è il crowdfunding per startup e quali forme esistono

Con crowdfunding si intende la raccolta di fondi da un pubblico ampio (la “folla”), tramite una piattaforma online, per finanziare un progetto. Per una startup le forme possibili sono quattro, e cambiano radicalmente cosa si dà in cambio del denaro.

  • Donation crowdfunding: contributi a fondo perduto, senza nulla in cambio. È tipico dei progetti sociali o culturali, raro per le startup con finalità di profitto.
  • Reward crowdfunding: chi contribuisce riceve una ricompensa, spesso il prodotto stesso in anteprima. È un modo per validare il mercato e finanziare la prima produzione.
  • Lending crowdfunding: la startup riceve un prestito da tanti finanziatori e lo restituisce con gli interessi. Richiede una capacità di rimborso che molte startup nei primi anni non hanno.
  • Equity crowdfunding: gli investitori sottoscrivono quote o azioni e diventano soci. È la forma più usata dalle startup che cercano capitale di rischio.

Esiste anche una via intermedia, il crowdfunding su strumenti di debito come i minibond, riservato però a imprese con una struttura più matura. Se ti interessa capire come ragiona chi investe, trovi il punto di vista dell’investitore nella nostra guida su come funziona l’equity crowdfunding. Qui ci concentriamo su chi raccoglie.

Le regole dopo il Regolamento europeo ECSP

Dal novembre 2021 il crowdfunding di investimento e di prestito è disciplinato in tutta l’Unione dal Regolamento (UE) 2020/1503 sui fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, noto come ECSP. Dopo un periodo transitorio concluso a novembre 2023, tutte le piattaforme che operano in Italia devono essere autorizzate secondo le nuove regole. I punti che interessano una startup sono questi:

  • limite di raccolta: il regolamento si applica alle offerte fino a 5 milioni di euro nell’arco di 12 mesi per singolo titolare di progetto;
  • scheda informativa: per ogni offerta la startup predispone una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento (KIIS), con dati sul progetto, sui rischi, sui diritti degli investitori;
  • tutela degli investitori non sofisticati: la piattaforma verifica le loro conoscenze con un test di ingresso, li invita a simulare la capacità di sostenere perdite e riconosce un periodo di riflessione di quattro giorni durante il quale possono revocare l’adesione senza costi;
  • passaporto europeo: una piattaforma autorizzata in uno Stato membro può offrire i propri servizi in tutta l’Unione.

In Italia il regolamento è stato attuato con il D.Lgs. 30/2023. La vigilanza è divisa tra Consob e Banca d’Italia: come spiega la pagina della Banca d’Italia sui fornitori di servizi di crowdfunding, Consob autorizza i gestori specializzati e le SIM, mentre Banca d’Italia si occupa di banche, istituti di pagamento e intermediari finanziari. Prima di scegliere una piattaforma conviene verificare che sia presente nel registro Consob dei fornitori di servizi di crowdfunding.

Una srl può raccogliere in equity crowdfunding?

Sì, ed è una delle ragioni del successo del crowdfunding in Italia. Normalmente le quote di srl non possono essere offerte al pubblico. Per le startup innovative prima, e per tutte le PMI costituite in forma di srl poi, la legge ha introdotto una deroga: le quote possono essere offerte tramite portali di crowdfunding. Nella pratica, però, lo statuto va adeguato prima della campagna, prevedendo categorie di quote, diritti di co-vendita e le regole per l’ingresso dei nuovi soci.

Come si prepara una campagna di equity crowdfunding

La differenza tra una campagna che chiude in overfunding e una che si ferma al 30% raramente dipende dal portale. Dipende quasi sempre dalla preparazione. Ecco il percorso che seguiamo con le startup che assistiamo.

  1. Obiettivo e utilizzo dei fondi: quanto serve davvero, per fare cosa, in quanti mesi. Un obiettivo minimo realistico e un obiettivo massimo ambizioso.
  2. Valutazione pre-money: è il numero più discusso. Troppo alta, e gli investitori informati non entrano; troppo bassa, e i founder si diluiscono inutilmente. Va argomentata con metriche e con il business plan della startup, non con l’entusiasmo.
  3. Statuto e governance: categorie di quote (per esempio quote di investimento senza diritto di voto per chi entra con piccoli importi), clausole di trascinamento e co-vendita, regole per le assemblee.
  4. Due diligence: il portale verifica la società. Bilanci in ordine, contratti, proprietà intellettuale, posizione fiscale e contributiva devono essere puliti prima di presentarsi.
  5. Documentazione dell’offerta: scheda informativa, piano economico-finanziario, presentazione, eventuale video.
  6. Pre-commitment: le campagne che funzionano partono con una parte della raccolta già promessa da investitori vicini, business angel o un investitore professionale che fa da “lead”.
  7. Comunicazione: la campagna dura in genere 30-60 giorni, e va sostenuta ogni settimana con aggiornamenti, eventi, rassegna stampa.

Pensiamo a uno scenario frequente: una startup del settore food-tech si presenta con una valutazione che non regge il confronto con i numeri reali. In questi casi conviene rinviare la campagna di qualche mese, il tempo di chiudere uno o due contratti commerciali e ricalibrare il valore. È interessante notare che una valutazione più prudente, sostenuta da risultati concreti, spesso porta a una raccolta complessiva più alta di quella inseguita con una valutazione gonfiata.

Gli aspetti fiscali per la startup e per chi investe

Il crowdfunding è prima di tutto un’operazione finanziaria, e le sue conseguenze fiscali cambiano a seconda della forma scelta.

Per la startup

  • Equity: i versamenti a titolo di aumento di capitale non sono ricavi e non concorrono al reddito della società. Le spese sostenute per la campagna vanno trattate correttamente in bilancio.
  • Reward: le somme ricevute in cambio di una ricompensa hanno in genere natura di corrispettivo. Vanno quindi valutati IVA e reddito d’impresa, con attenzione al momento in cui il bene viene consegnato.
  • Donation: le erogazioni senza controprestazione possono costituire proventi imponibili per una società commerciale, da valutare caso per caso.
  • Lending: gli interessi pagati sono un costo, soggetto alle regole ordinarie di deducibilità.

Per gli investitori

Se la startup è iscritta come innovativa, chi sottoscrive quote tramite crowdfunding può accedere alle stesse agevolazioni previste per gli investimenti diretti: detrazione IRPEF del 30%, o del 65% in regime de minimis entro i limiti di legge, e deduzione IRES del 30% per le società, con obbligo di mantenere la partecipazione per almeno tre anni. È un argomento che sposta molto la decisione degli investitori, quindi va comunicato in modo corretto nella scheda dell’offerta. Ne abbiamo parlato nella pagina su come investire in startup innovative e nell’approfondimento sul crowdfunding con garanzia statale.

Attenzione alle certificazioni. Per fruire delle agevolazioni l’investitore deve ricevere dalla startup la documentazione prevista: se la società non la rilascia nei tempi corretti, il beneficio è a rischio. È un adempimento che va pianificato già durante la campagna.

Dopo la campagna: gestire una compagine di cento soci

La parte che molti founder sottovalutano arriva quando la campagna si chiude. Da tre soci si passa a cento, a volte trecento. Questo cambia la vita societaria in modo concreto.

  • Intestazione delle quote: nelle srl si ricorre spesso a un regime alternativo di intestazione tramite intermediari, che semplifica i trasferimenti e le formalità.
  • Assemblee e comunicazioni: servono procedure chiare per convocare, votare e informare i soci.
  • Reporting: gli investitori si aspettano aggiornamenti periodici su risultati e utilizzo dei fondi. Un buon reporting è anche la base per il round successivo.
  • Round successivi: le clausole scritte oggi (anti-diluizione, prelazione, trascinamento) determineranno quanto sarà facile far entrare un fondo domani.

Detto questo, una base ampia di piccoli soci ha anche un valore strategico: sono clienti, ambasciatori, a volte fornitori. Molte startup usano il crowdfunding proprio per costruire una comunità attorno al prodotto, oltre che per raccogliere capitale.

Crowdfunding o altre fonti di finanziamento?

Il crowdfunding non è sempre la scelta migliore. Funziona bene per prodotti comprensibili al grande pubblico, con una comunità già attiva e con esigenze di capitale nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro o di pochi milioni. È meno adatto a progetti deep-tech molto tecnici, che un investitore retail fatica a valutare, o a chi ha bisogno di un partner che porti anche competenze e contatti. In questi casi business angel, fondi di venture capital, bandi pubblici e finanza agevolata possono essere complementari o alternativi: una panoramica è nella nostra guida sui finanziamenti per startup innovative.

La domanda da farsi è semplice: oltre al denaro, cosa mi serve adesso? Se la risposta è visibilità, validazione del mercato e una comunità di clienti, il crowdfunding è un candidato forte. Se è un socio industriale o un investitore che siede nel consiglio, meglio guardare altrove, o combinare le due cose con un lead investor che apre la campagna.

Riepilogo dei punti chiave

Il crowdfunding per startup permette di raccogliere capitali da molti investitori tramite piattaforme online, nelle forme donation, reward, lending ed equity. Il crowdfunding di investimento e di prestito è regolato dal Regolamento (UE) 2020/1503, attuato in Italia con il D.Lgs. 30/2023: si applica a offerte fino a 5 milioni di euro in 12 mesi, prevede una scheda informativa per ogni offerta, test di ingresso e periodo di riflessione di quattro giorni per gli investitori non sofisticati. Le piattaforme sono autorizzate da Consob o Banca d’Italia. Anche le srl possono offrire quote tramite portali, a condizione di adeguare lo statuto. Una campagna efficace richiede obiettivi chiari, una valutazione pre-money sostenibile, documentazione in ordine e investitori già impegnati al lancio. Sul piano fiscale gli aumenti di capitale non sono ricavi, mentre reward e donation vanno valutati caso per caso; gli investitori in startup innovative possono beneficiare di detrazioni e deduzioni. Dopo la campagna servono regole chiare per gestire una compagine sociale ampia.

Domande frequenti sul crowdfunding per startup

Quanto può raccogliere una startup con il crowdfunding?

Il Regolamento (UE) 2020/1503 si applica alle offerte di crowdfunding fino a 5 milioni di euro nell’arco di 12 mesi per singolo titolare di progetto. Oltre questa soglia si applicano le regole ordinarie sull’offerta al pubblico di strumenti finanziari.

Una srl può fare equity crowdfunding?

Sì. Le startup innovative e le PMI costituite in forma di srl possono offrire le proprie quote tramite portali di crowdfunding, in deroga al divieto generale. È necessario adeguare lo statuto, per esempio prevedendo categorie di quote e clausole di co-vendita e trascinamento.

Che differenza c’è tra equity crowdfunding e reward crowdfunding?

Nell’equity crowdfunding chi investe diventa socio della startup e partecipa al suo valore futuro. Nel reward crowdfunding chi contribuisce riceve una ricompensa, spesso il prodotto, senza diventare socio. Anche il trattamento fiscale per la startup è diverso: gli aumenti di capitale non sono ricavi, mentre le somme del reward hanno in genere natura di corrispettivo.

Chi investe in una startup tramite crowdfunding ha agevolazioni fiscali?

Se la startup è iscritta come innovativa, sì. Le persone fisiche possono detrarre dall’IRPEF il 30% dell’investimento, o il 65% in regime de minimis entro i limiti di legge, e le società possono dedurre il 30% dal reddito IRES, con obbligo di mantenere la partecipazione per almeno tre anni.

Come si verifica che una piattaforma di crowdfunding sia autorizzata?

In Italia i fornitori di servizi di crowdfunding sono autorizzati da Consob o da Banca d’Italia. L’elenco dei gestori autorizzati è consultabile nel registro pubblicato sul sito della Consob.

Quanto dura una campagna di crowdfunding?

In genere una campagna resta aperta tra 30 e 60 giorni, ma la preparazione richiede diverse settimane in più: definizione di obiettivi e valutazione, adeguamento dello statuto, due diligence del portale, documentazione dell’offerta e raccolta degli impegni iniziali.

Prima del lancio, i numeri

Il crowdfunding può dare a una startup capitale, visibilità e una comunità di sostenitori, ma solo se viene preparato come un vero round di investimento: una valutazione sostenibile, uno statuto pronto ad accogliere nuovi soci, bilanci e posizione fiscale in ordine, e un piano per gestire la società il giorno dopo la chiusura. Le regole citate in questa guida sono aggiornate a settembre 2026 e vanno sempre verificate sul caso concreto.

Richiedi consulenza: parla con lo studio del Dott. Giacomo Goria per preparare la campagna di crowdfunding della tua startup.

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