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Criptovalute e successione: cosa cambia con la nuova legge

Fino a poco tempo fa, parlare di Bitcoin in un testamento sembrava fantascienza. Oggi, invece, chi possiede criptovalute deve sapere che questi asset entrano a pieno titolo nell’eredità e vengono tassati esattamente come un conto corrente bancario. Una svolta normativa importante, che riguarda milioni di italiani che hanno investito in valute digitali senza mai pensare a cosa succederà a quei fondi dopo la loro morte.

Il quadro europeo: il Regolamento MiCA fa chiarezza sulla successione

Il punto di partenza è il Regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato in vigore nel 2023. Grazie a questa normativa, i token digitali sono stati riconosciuti ufficialmente come beni con valore economico, al pari di qualsiasi altro asset finanziario.

Non importa che non abbiano una forma fisica: ciò che conta è che chi detiene le chiavi private di un wallet ne ha il controllo esclusivo, e questo equivale, a tutti gli effetti, alla proprietà di un bene.

Il decreto legislativo 139/2024: le criptovalute nell’asse ereditario

In Italia, la svolta definitiva è arrivata con il D.Lgs. 139/2024, che ha inserito le criptovalute tra i beni soggetti all’imposta di successione, alla stessa stregua di immobili, conti correnti e titoli finanziari.

Il principio è semplice: quando si apre una successione, il valore dei wallet digitali viene calcolato in euro sulla base del prezzo di mercato al momento del decesso, e su quel valore si applica l’aliquota prevista dalla legge.

Chi paga le tasse e su quali asset

Un aspetto che spesso sorprende è quello legato alla residenza fiscale. Se il defunto era residente in Italia, il Fisco tassa tutte le sue criptovalute, ovunque siano custodite: sia su un hardware wallet in casa, sia su un exchange con sede all’estero.

Al contrario, per chi non era residente in Italia, l’imposta si applica solo agli asset localizzabili nel territorio italiano. Questo significa che nascondere i propri Bitcoin su una piattaforma straniera non serve ad aggirare il Fisco italiano.

Il trust come strumento di pianificazione ereditaria

La gestione delle criptovalute in caso di successione non è solo una questione fiscale: è anche un problema pratico. Chi eredita deve poter accedere ai wallet, e senza le chiavi private è impossibile. Per questo il legislatore ha riconosciuto il trust come strumento legittimo di protezione patrimoniale.

La riforma del 2024 prevede che l’atto istitutivo del trust sia fiscalmente neutro: le imposte scattano solo nel momento in cui i beni vengono effettivamente trasferiti ai beneficiari: consente di pianificare con anticipo la trasmissione del patrimonio digitale, proteggendolo anche da eventuali creditori.

Perché è importante agire adesso

Molti investitori in criptovalute non hanno ancora fatto nulla per tutelare i propri eredi. Non lasciare istruzioni chiare sull’accesso ai wallet significa rischiare che quel patrimonio vada perso per sempre, oltre a esporre i familiari a problemi fiscali e legali. La normativa è già in vigore, e l’Agenzia delle Entrate sta progressivamente affinando gli strumenti di controllo anche nel settore degli asset digitali.


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