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Crowdfunding con garanzia statale: nuove opportunità per le imprese

Il panorama del finanziamento alternativo per le piccole e medie imprese italiane si arricchisce di un’importante novità: il Fondo di garanzia per le PMI copre ora anche il crowdfunding, offrendo una protezione del 50% sugli investimenti effettuati attraverso le piattaforme autorizzate.

L’estensione, regolata da un decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è evidentemente un cambio di passo significativo per chi cerca capitale al di fuori dei canali bancari tradizionali. La misura include anche il social lending, ampliando così lo spettro degli strumenti finanziari protetti dalla garanzia statale.

Come funziona il meccanismo di garanzia

La garanzia viene attivata su richiesta dei fornitori di servizi di crowdfunding che hanno ottenuto l’accreditamento presso Mediocredito Centrale, il gestore del Fondo. Si tratta di intermediari specializzati che operano come ponte tra gli imprenditori che cercano finanziamenti e gli investitori disposti a sostenerli.

La copertura del 50% protegge chi investe attraverso le piattaforme autorizzate, rendendo meno rischioso il sostegno a progetti imprenditoriali innovativi. Per accedere a questo servizio, le piattaforme devono sottoporsi a un processo di accreditamento e impegnarsi a trasferire agli investitori le eventuali somme liquidate dal Fondo in caso di difficoltà dell’impresa finanziata.

Chi può beneficiare di questa opportunità

Possono accedere a questa forma di finanziamento garantito le micro, piccole e medie imprese con sede in Italia che intendono realizzare progetti di investimento. Le PMI possono raccogliere capitali senza ricorrere al credito bancario, utilizzando le piattaforme digitali per presentare i propri progetti a una platea di potenziali finanziatori.

Lo strumento si rivela particolarmente utile per le imprese innovative, per le startup e per quelle realtà che faticano a ottenere credito attraverso i canali tradizionali ma dispongono di progetti solidi e convincenti da proporre al mercato.

Equity crowdfunding: diventare soci delle imprese

Accanto al crowdfunding tradizionale, esiste l’equity crowdfunding, che presenta caratteristiche distintive. In questo caso, chi investe diventa socio dell’azienda finanziata, acquisendo quote di partecipazione nel capitale sociale. La modalità consente dunque agli investitori di partecipare attivamente ai progetti imprenditoriali e di beneficiare dei potenziali risultati economici futuri dell’impresa.

Per le società a responsabilità limitata, comprese le PMI-SRL, questa possibilità è stata espressamente prevista dalla normativa, ampliando le forme societarie che possono utilizzare questo canale di finanziamento.

Vigilanza e affidabilità del sistema

La supervisione dell’intero sistema è affidata a Banca d’Italia e Consob, che autorizzano e controllano i fornitori di servizi di crowdfunding. La presenza di autorità di vigilanza garantisce trasparenza e sicurezza per tutti i soggetti coinvolti: imprese che cercano finanziamenti, investitori che allocano le proprie risorse e piattaforme che intermediano le operazioni. Il framework regolatorio, combinato con la garanzia statale, crea pertanto un ambiente più protetto per lo sviluppo di forme alternative di finanziamento, favorendo l’accesso al capitale per le imprese che hanno progetti validi ma necessitano di supporto per concretizzarli.

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