Molti possessori di criptovalute in Italia si trovano oggi a dover affrontare una situazione delicata: hanno acquistato Bitcoin o altre valute digitali negli anni passati senza essere pienamente consapevoli degli obblighi dichiarativi previsti dalla normativa fiscale italiana. La Legge di Bilancio 2023 ha definitivamente chiarito che le cripto-attività devono essere dichiarate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, indipendentemente dalle modalità di archiviazione e conservazione, e che le plusvalenze realizzate costituiscono redditi diversi di natura finanziaria.
Per chi ha omesso tali adempimenti negli anni precedenti, il ravvedimento operoso rappresenta lo strumento più efficace per sanare la propria posizione prima di eventuali controlli fiscali.
Il meccanismo del ravvedimento operoso
Il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997, consente al contribuente di regolarizzare spontaneamente violazioni tributarie beneficiando di una significativa riduzione delle sanzioni. Nel caso delle criptovalute, le violazioni più comuni riguardano l’omessa compilazione del quadro RW per il monitoraggio fiscale e l’omessa dichiarazione delle plusvalenze realizzate nel quadro RT. La procedura prevede il versamento dell’imposta eventualmente dovuta, degli interessi legali maturati e delle sanzioni ridotte in misura variabile a seconda del tempo trascorso dalla violazione. Quanto prima si interviene, tanto minore sarà l’importo complessivo da corrispondere, rendendo strategicamente vantaggioso agire con tempestività piuttosto che attendere l’avvio di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Le fasi della regolarizzazione
Il processo di regolarizzazione delle cripto-attività richiede innanzitutto una ricostruzione accurata della propria posizione fiscale. Questa fase, spesso la più complessa, comporta il recupero dello storico delle transazioni effettuate su exchange, wallet e piattaforme DeFi, la determinazione del costo di acquisizione delle singole cripto-attività secondo il metodo LIFO e il calcolo delle eventuali plusvalenze realizzate negli anni oggetto di regolarizzazione.
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 30/E del 2023, ha fornito importanti chiarimenti sulla modalità di determinazione del valore delle cripto-attività ai fini del monitoraggio fiscale e sul calcolo delle plusvalenze imponibili. Una volta ricostruita la posizione, si procede alla predisposizione delle dichiarazioni integrative per ciascun anno interessato e al versamento delle somme dovute tramite modello F24.
L’importanza dell’assistenza professionale
La complessità tecnica del ravvedimento operoso in ambito crypto rende fondamentale l’assistenza di un commercialista specializzato. Le problematiche da affrontare sono molteplici: dalla ricostruzione delle transazioni quando gli exchange non forniscono più lo storico completo, alla corretta qualificazione fiscale di operazioni come staking, lending e yield farming, fino alla gestione di situazioni particolari come le cripto-attività detenute su piattaforme estere o quelle rimaste bloccate su exchange falliti. Un professionista esperto può inoltre valutare l’opportunità di aderire a eventuali sanatorie o regimi agevolati che il legislatore potrebbe introdurre, come già avvenuto in passato con le voluntary disclosure. Il rischio di procedere autonomamente senza adeguata preparazione è quello di commettere errori che potrebbero vanificare i benefici del ravvedimento o, peggio, creare nuove irregolarità.
Se hai criptovalute non dichiarate o dubbi sulla correttezza delle tue precedenti dichiarazioni, contattami per una consulenza riservata: valuteremo insieme la strategia migliore per regolarizzare la tua posizione fiscale minimizzando costi e rischi.
