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Chi investe in criptovalute? I giovani sono sempre di più!

Da tempo le criptovalute non sono più una nicchia riservata a pochi appassionati di tecnologia. Secondo una ricerca condotta da Deloitte, per esempio, in Italia sono oggi 1,4 milioni i privati e le società che detengono complessivamente circa due miliardi di euro in criptovalute. Un numero più che raddoppiato nell’arco di soli due anni.

Il dato più significativo riguarda però l’età: il 64% degli investitori ha tra i 18 e i 39 anni. Siamo quindi di fronte a un fenomeno generazionale, trainato da persone giovani che si avvicinano agli asset digitali con curiosità, ma spesso senza la piena consapevolezza dei rischi che comportano.

La volatilità è il rischio principale

Diciamo subito, però, che investire in criptovalute non è come acquistare un titolo di Stato o un fondo comune. Il valore di un asset digitale può dimezzarsi nel giro di poche settimane, come è accaduto di recente con Bitcoin, che ha perso fino al 50% rispetto ai suoi massimi storici.

Un caso emblematico è quello delle memecoin legate a Donald Trump: lanciate con grande clamore, oggi valgono il 95% in meno rispetto al prezzo iniziale. Si stima che oltre mezzo milione di risparmiatori abbiano perso complessivamente quasi 4 miliardi di dollari. Storie come questa ricordano che, dietro ai potenziali guadagni, si nascondono rischi reali e concreti che non vanno mai sottovalutati.

Il mercato sta maturando, ma con cautela

Non tutto è ovviamente negativo. Secondo alcuni esperti del settore, il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di maturazione, con una progressiva riduzione degli eccessi speculativi e una crescente attenzione alle regole.

Una maggiore chiarezza normativa e un dialogo più strutturato con il mondo finanziario tradizionale potrebbero favorire, nel medio-lungo periodo, uno sviluppo più stabile e sostenibile dell’intero ecosistema. Questo non elimina la volatilità, ma la inserisce in un contesto più solido rispetto al passato.

La minaccia dei computer quantistici

Oltre alla volatilità, si fa strada una preoccupazione di natura tecnologica. I computer quantistici potrebbero, in futuro, essere in grado di violare i sistemi crittografici che proteggono le criptovalute. Secondo uno studio Deloitte, circa il 25% dei Bitcoin in circolazione sarebbe già potenzialmente vulnerabile. Alcuni esperti parlano di una finestra temporale vicina — entro il 2028 — mentre altri ritengono che la minaccia sia ancora lontana decenni. Il dibattito è aperto, ma la comunità tecnica sta già lavorando a soluzioni di “crittografia post-quantistica” per rendere le blockchain resistenti a questi attacchi.

Cosa significa tutto questo per chi investe?

In un contesto così dinamico e incerto, affidarsi a una consulenza qualificata non è un lusso, ma una scelta prudente. Capire come dichiarare correttamente le criptovalute, come gestire le plusvalenze, come valutare i rischi di un investimento in asset digitali e come muoversi nel rispetto della normativa fiscale italiana sono aspetti fondamentali che chi investe, o vuole investire, non può ignorare.

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