L’entrata in vigore del regolamento MiCAR ha segnato un’inversione piuttosto importante nel mercato delle criptovalute italiano. Il numero di operatori autorizzati è infatti crollato da 138 a poco più di 30, con un cambiamento che riflette il passaggio da un sistema nazionale a una regolamentazione europea uniforme.
Per gli investitori, questo significa evidentemente una maggiore protezione, ma anche meno scelta tra i provider.
Il dato è dunque eloquente. A fine giugno 2025, gli operatori di servizi su valute virtuali iscritti al registro nazionale gestito dall’OAM, l’Organismo degli agenti e dei mediatori, erano 138. Oggi, dopo la scadenza del 30 dicembre (termine ultimo entro cui gli operatori dovevano presentare istanza di autorizzazione alla Consob per continuare a prestare servizi nel settore cripto), sono rimasti poco più di 30. Una riduzione di oltre l’80 per cento che ha rispecchiato le difficoltà di adeguamento al nuovo quadro normativo.
La riforma europea MiCAR
Il regolamento UE 2023/1114 (MiCAR) è il primo tentativo europeo di creare un quadro normativo uniforme per il mercato delle criptovalute. Fino a questo momento, ogni Stato membro aveva le proprie regole nazionali, creando un quadro normativo confuso e non sempre coerente. La MiCAR ha invece eliminato questa frammentazione, stabilendo norme identiche per gli emittenti di cripto-attività e per i prestatori di servizi in questo ambito.
Il passaggio da un regime nazionale a uno europeo ha imposto requisiti di conformità molto più stringenti, sia dal punto di vista organizzativo che da quello della trasparenza operativa. Molti operatori, in particolare i più piccoli, non hanno avuto le risorse o la volontà di affrontare questo processo di adeguamento.
Il periodo transitorio e le implicazioni
Fino al 30 giugno 2026, gli operatori ancora presenti nel registro dell’OAM possono continuare a operare in Italia. Non si tratta però di un’autorizzazione MiCAR vera e propria, ma di una sorta di “patente temporanea” che consente loro di prestare servizi mentre le Autorità dei vari Stati europei completano il processo di rilascio delle autorizzazioni definitive secondo la nuova normativa. È un regime di transizione necessario per evitare un buco normativo, ma con scadenza fissa.
La lista degli operatori effettivamente autorizzati dalla MiCAR in Europa è disponibile sul sito dell’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Gli utenti che vogliono capire in quale situazione si trovano i loro provider devono controllare queste fonti ufficiali o contattare lo studio.
I rischi legali per operatori e investitori
Chi continua a prestare servizi cripto senza le necessarie autorizzazioni espone sé stesso a gravi conseguenze legali, a partire dall’accusa di esercizio abusivo di attività riservata. Il problema è evidentemente esteso agli investitori: se utilizzano un operatore non autorizzato non avranno accesso alle tutele legali previste dalla normativa MiCAR.
La decadenza degli obblighi per chi esce dal sistema
Quando un operatore viene cancellato dal registro dell’OAM, perde una serie di obblighi che prima doveva rispettare. Il principale riguarda la normativa antiriciclaggio: gli operatori iscritti devono effettuare controlli rigorosi sugli investitori per prevenire il riciclaggio di denaro sporco. Decadono anche gli obblighi di comunicazione trimestrale all’OAM riguardanti l’elenco dei clienti e le operazioni cripto da loro disposte.
Sulla carta, potrebbe sembrare un vantaggio per gli operatori. In realtà, costituisce un grave pregiudizio, poiché che questi soggetti non avranno più alcun controllo esterno sulla loro conformità alle leggi antiriciclaggio.
Cosa deve fare chi possiede criptovalute
Chi detiene criptovalute presso un operatore deve verificare immediatamente la situazione. La prima azione consiste nel contattare direttamente il proprio provider per accertarsi che abbia presentato istanza di autorizzazione alla Consob secondo le nuove regole MiCAR.
La verifica successiva è ancora più importante: consultare il sito dell’OAM all’indirizzo organismo-am.it per controllare se l’operatore figura ancora nell’elenco aggiornato dei soggetti autorizzati a operare in Italia. Se il nome dell’operatore non compare, il passo successivo è visitare il sito dell’ESMA su esma.europa.eu per verificare se il provider ha già ottenuto l’autorizzazione come Crypto Asset Service Provider in un altro Stato membro europeo.
Se l’operatore non risulta in nessuna di queste liste, gli investitori si trovano in una situazione di grave rischio. Dovrebbero considerare seriamente il trasferimento dei loro fondi verso operatori regolarmente autorizzati, poiché continuare a operare con un provider non conforme espone a rischi legali e finanziari significativi.
Lo studio è naturalmente a disposizione di tutti coloro che volessero saperne di più a questi recapiti.
